Reti ultra-veloci in Italia: a che punto siamo con lo sviluppo?

Reti ultra-veloci in Italia: a che punto siamo con lo sviluppo?

Il 2025 si avvicina alla chiusura con un dato evidente: la connettività italiana sta cambiando pelle. La fibra fino a casa cresce, le linee in rame arretrano e le tecnologie ultrabroadband guadagnano spazio, ma l’avanzamento non è uniforme e il divario territoriale continua a pesare.

A fotografare questa evoluzione ci sono due piani che procedono in parallelo. Da un lato, il mercato: operatori e creatori di infrastrutture spingono su FTTH e servizi sempre più veloci, anche grazie a una competizione molto intensa. Dall’altro, l’intervento pubblico: i piani del PNRR sulle “Reti ultraveloci” mettono risorse e obiettivi, con un monitoraggio puntuale dello stato dei lavori su civici, scuole, sanità e reti mobili.

Ecco perché bisogna sapersi orientare, visto che non basta “avere la fibra” sulla carta: contano copertura reale, tecnologia disponibile, qualità della rete e condizioni contrattuali. È anche per questo che, quando si valuta un cambio operatore o un upgrade, sarebbe sempre preferibile fare un confronto online per trovare l’offerta fibra più conveniente e adatta alle proprie esigenze. Vediamo tutto quello che c’è da sapere a riguardo.

Fibra FTTH: la crescita c’è, ma non è uguale per tutti

L’Italia avanza sull’infrastruttura fissa ad alta capacità, ma resta un Paese “a macchia di leopardo”: la copertura migliora, mentre nelle aree a bassa densità la presenza di FTTH resta più limitata e il divario tra centri urbani e periferie continua a determinare l’esperienza quotidiana di utenti e imprese.

Gli accessi fissi complessivi crescono poco tra 2021 e 2025 (da 20,11 a 20,54 milioni), mentre il rame cala in modo marcato e le tecnologie ultrabroadband arrivano a circa 18 milioni di accessi. La “fibra pura” (FTTH) sale al 31,6% con 6,50 milioni di accessi, mentre l’FTTC resta ancora la tecnologia più diffusa nel fisso con 8,79 milioni di accessi, seppure in flessione; nel frattempo l’FWA cresce del 10,5%, raggiungendo 2,48 milioni di accessi.

Questi numeri aiutano a capire perché molte famiglie abbiano l’impressione di essere “già passate alla fibra”, ma con prestazioni e stabilità diverse a seconda della tecnologia effettiva. La differenza tra FTTH, FTTC e FWA non è un dettaglio, in realtà: è ciò che separa una connessione “abbastanza buona” da una rete realmente pronta per lavoro da remoto, streaming in alta qualità, gaming e utilizzi intensivi.

Infrastrutture e rollout

Sul fronte infrastrutturale, nel terzo trimestre 2025 si evidenzia un avanzamento del piano FTTH: tra settembre 2024 e settembre 2025 la rete “fibra fino a casa” si è estesa a circa 2 milioni di unità immobiliari aggiuntive, portando la copertura complessiva a 13,6 milioni di UI.

In sostanza, quando l’infrastruttura cresce e gli operatori spingono sul mercato fisso, aumenta la migrazione verso soluzioni più performanti. Eppure, la transizione non passa solamente dai cantieri, perché serve anche che la rete venga davvero “adottata”, cioè attivata e usata, dal momento che una copertura teorica non equivale automaticamente a un salto di qualità per il Paese.

PNRR e sostenibilità del settore

Accanto al mercato, l’Italia vede proseguire i piani pubblici delle “Reti ultraveloci” legati al PNRR, con una dote complessiva di 6,7 miliardi dedicati alla missione infrastrutturale e con diverse linee di intervento (Italia a 1 Giga, Italia 5G, scuole, sanità, isole minori).

A dicembre 2025, risultano 2.379.648 civici connessi e 788.848 civici “in lavorazione” nel Piano Italia a 1 Giga; per Italia 5G, 7.818 siti realizzati e 111 in lavorazione; per Scuola connessa, 7.014 scuole attivate; per Sanità connessa, 7.795 strutture sanitarie attivate e 1.961 in lavorazione.

Guardando al futuro prossimo, è possibile che l’Italia acceleri sulla domanda di connettività ma dovrà farlo mettendo in sicurezza le condizioni industriali che permettono di investire su reti, qualità e innovazione. Per questo il 2025 non racconta solo “quanta fibra abbiamo”, ma anche quanto è stabile il terreno su cui poggia l’infrastruttura invisibile del Paese: quella che rende possibili lavoro digitale, servizi pubblici online, scuola connessa, sanità digitale e competitività delle imprese.